Laura Lombardo: in Cina con programma Mobility

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Laura Lombardo 24 anni di Roma ha una laurea in Studi Orientali e una grande passione per i viaggi e le lingue straniere. Qui ci racconta l’esperienza che ha svolto con il Teaching Assistant Program, uno dei percorsi International Mobility di IFOA: a Shanghai, in Cina, ha lavorato per tre mesi come insegnante di inglese e italiano presso una scuola di lingue.

Ho scelto di andare all’estero in primo luogo per rafforzare la conoscenza della lingua e della cultura cinesi, che sono state oggetto di studio del mio percorso universitario. In secondo luogo, volevo combinare questa esperienza con un’attività lavorativa, che arricchisse maggiormente le mie conoscenze e capacità interculturali”.

La realtà scolastica cinese è un bel banco di prova per affrontare la diversità.

Le classi in cui ho lavorato erano internazionali con la presenza di studenti cinesi e non solo.  Ho svolto lezioni di conversazione in lingua inglese per ragazzi già in possesso di competenze elementari e/o avanzate e ho condotto il corso di italiano per principianti assoluti, tutti esclusivamente cinesi. Le classi in Cina sono numerose, l’atteggiamento degli studenti varia a seconda dell’età e del reale interesse verso l’apprendimento della lingua straniera. Mi sono dovuta ricredere rispetto all’idea che gli studenti cinesi siano poco partecipi e estremamente passivi. Come in Italia, i ragazzi giovani e adolescenti possono creare in classe situazioni caotiche e difficili da gestire”.

Per Laura questi sono stati anche mesi di  ricerca per trovare metodologie che facilitassero l’apprendimento e per costruire, attraverso supporti video e giochi di società, situazioni concrete che migliorassero la comprensione orale e l’uso della lingua.

Ho imparato che per insegnare la propria lingua madre non è sufficiente essere madrelingua. Servono preparazione e impegno, perchè il modo in cui ad esempio un italiano apprende l’italiano non può essere lo stesso di uno studente straniero. C’è una grande difficolta per non dire un’ impossibilità a comprendere certe forme grammaticali, certe costruzioni teoriche quando si astraggono dal contesto pratico. Confesso che durante alcune  lezioni a volte ho provato una sensazione di inadeguatezza che non dimenticherò facilmente. Tutto però  mi è stato utile per crescere umanamente e professionalmente: mi sono molto affezionata ai miei studenti e credo di essere riuscita a trasmettere loro non solo competenze linguistiche ma anche culturali. Nonostante le difficoltà e magari diciamo pure gli insuccessi, quel che si porta a casa da un’esperienza come questa è sempre un di più, un modo nuovo di concepire la realtà, un vedere il mondo con occhi diversi. Penso che difficilmente si possa rimpiangere una partenza. Tutt’al più si rimpiange di non essere partiti!”.

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