Big data Lab: parlano le vincitrici della la Pitch Session “Data Visualization Challenge”

Venerdì 17 luglio 2020 è stata realizzata nell’ambito del progetto Big data Lab, di cui ifoa è partner, la Pitch Session “Data Visualization Challenge”: un project work svolto in modalità completamente online che affronta il tema della visualizzazione di Big Data legati al cambiamento climatico. Una sfida lanciata da M.E.E.O Srl che ha coinvolto 18 ragazze e ragazzi con differenti background culturali, divisi in 3 team (giallo, verde e viola) e supportati da coach e tech tutor.

La competizione, tutt’altro che semplice, è stata resa ancora più complessa a causa delle normative anti-contagio vigenti, che hanno costretto i giovani componenti delle 3 squadre a confrontarsi e organizzare il lavoro solamente a distanza.

Vincitrici della challenge le ragazze del team giallo di Ifoa: Chiara Selene Facchini, Magda Prinzis, Carlotta De Pasquale, Aneta Lucyna Wrobel e Beatrice Gottardi con la presentazione di un progetto che associa gli effetti del cambiamento climatico all’agricoltura e al relativo sostentamento della popolazione mondiale.

Abbiamo conosciuto le due delle cinque vincitrici che hanno deciso di raccontarci la loro esperienza. Aneta è di nazionalità polacca ma ravennate d’adozione e laureata in Management dell’Economia Sociale; Chiara è una ragazza curiosa a cui piace molto viaggiare, parla diverse lingue e si è da poco laureata in Scienze e Tecnologie Agrarie. Ragazze molto diverse, provenienti da differenti paesi che hanno fatto delle loro differenze il loro punto di forza.

  • Come è stato lavorare in un gruppo eterogeneo, formato da persone con background così diverso tra loro?

“Poteva sembrare una sfida nella sfida” ammette Aneta “ma in realtà lavorare con persone munite di esperienze di studio e di lavoro differenti è stato un valore aggiunto. La diversità di vedute ci ha permesso di analizzare il tema da più angolazioni e, confrontando le varie idee, abbiamo potuto arricchire il il nostro operato.”

  • Aneta, come è nata l’idea del vostro progetto?

“Il settore agricolo è uno dei settori maggiormente esposti agli effetti negativi del climate change dato che le temperature e le precipitazioni atmosferiche sono i principali fattori che incidono sulla qualità e quantità del raccolto, e quindi anche sulla varietà e bontà dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole. A partire da questo dato abbiamo voluto dar voce al fatto che il cambiamento climatico non è un fenomeno remoto, ma sta già influenzando le nostre abitudini quotidiane, partendo proprio da quelle alimentari.”

  • Il coronavirus ha sicuramente cambiato le modalità di lavoro in team anche a causa del distanziamento sociale, Chiara, come vi siete organizzate per portare a termine il lavoro? Qual è stata la vostra esperienza?

“Noi ci siamo organizzate per lavorare tramite la piattaforma di videoconferenze che si chiama Zoom. In particolare ognuna di noi comunicava la propria disponibilità oraria e si organizzavano i meeting. Personalmente mi sono trovata bene con questa modalità: mi è bastato avere a disposizione una connessione internet, un computer ed un blocco per appunti, potevo lavorare ovunque senza problemi”.

  • Il cambiamento climatico è uno dei temi caldi di questo periodo, alla luce del vostro progetto quale messaggio vorreste mandare?

“Siamo un unico popolo che abita un’unica casa. Il nostro progetto, elaborando dati noti, ha trasformato numeri in informazioni che, per l’ennesima volta, hanno sottolineato che l’umanità ha bisogno di un radicale cambiamento” risponde Aneta. Mentre Chiara afferma: “Mi piacerebbe che le persone prendessero più a cuore la questione del cambiamento climatico. È importante ricordare che uno degli aspetti legati al cambiamento climatico è anche la disponibilità di cibo, come viene mostrato nel nostro progetto. Se tutti noi rispettiamo l’ambiente, e ci impegniamo a fare la nostra piccola parte possiamo migliorare la situazione”

  • Voi siete un gruppo interamente al femminile, ma come probabilmente saprete il gap di genere nelle discipline tecniche e scientifiche è ancora molto forte in Italia e nel mondo. Secondo voi da cosa è dovuto? È possibile ridurre il fenomeno e come?

Chiara ci risponde “Il gap di genere nelle discipline tecniche e scientifiche è dovuto alla poca informazione che le istituzioni scolastiche danno a riguardo. In particolare durante gli studi alle scuole medie e superiori. Con ciò intendo il fatto che durante il corso degli studi non si parla quasi mai delle scoperte scientifiche e imprese svolte dalle donne. Donne come Rita Levi Montalcini o Samantha Cristoforetti credo che possano essere di grande esempio per le ragazze che vogliono intraprendere una carriera tecnica o scientifica. A mio parere quindi il gap di genere potrebbe diminuire incoraggiando le ragazze a perseguire la loro voglia di studiare materie scientifiche e fornendo loro esempi concreti di altre donne che sono riuscite nel loro intento”.

  • Cosa vi portate a casa da questa esperienza e cosa vi aspettate per il futuro?

“Da questa esperienza sicuramente mi porto a casa la consapevolezza che al giorno d’oggi è possibile creare dei progetti completamente online anche grazie alle giuste tecnologie messe a disposizione.” Dice Chiara, e continua “Sono contenta di avere delle nuove amiche, anche se come team ci siamo conosciute online, siamo riuscite a creare una sintonia tra di noi e a portare avanti il lavoro con positività ed allegria. Per il futuro mi auguro di poter incontrare le altre ragazze del team di persona e che tutte noi riusciamo a mettere in pratica le nostre ambizioni lavorative.

Aneta aggiunge: “Questo corso mi ha fatto acquisire competenze su alcuni strumenti di data visualization che altrimenti non avrei mai potuto sperimentare, e, al contempo, mi ha messo alla prova nella preparazione e nell’elaborazione dei dataset. Per quanto riguardo il futuro, come diceva Tonino Guerra “l’ottimismo è il profumo della vita”.

Dal lavoro di questo team tutto al femminile è nato anche il sito internet climate4pleope nel quale è possibile consultare il loro interessante lavoro e i dati che hanno raccolto ed elaborato in questi mesi.

Case history correlate

Seguici sui social

Vuoi scoprire in anteprima le ultime novità?

Iscriviti alla newsletter