Oggi moltissime persone, in contesti e per ragioni diversi, decidono di affidarsi ad un coach per avere un supporto nella gestione di un particolare ambito della propria vita.
Ma chi è un coach? E cosa significa “fare coaching”? Quest’attività è un processo relazionale che ha l’obiettivo di aiutare l’individuo nella sua crescita personale, individuando i suoi obiettivi e il percorso migliore per raggiungerli sfruttando e implementando le sue potenzialità.
“Coach” significa letteralmente “allenatore”: è un professionista specializzato in un determinato settore che si concentra sui talenti e i tratti caratteriali del suo coachee (il soggetto dell’attività di coaching, o cliente), aiutandolo ad acquisire una maggiore consapevolezza di sé, per migliorare la propria performance e superare gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento dei propri obiettivi. Secondo la metodologia del coaching, per ottenere la prestazione migliore possibile, è necessario sviluppare il potenziale e limitare, o ridurre, le interferenze.
È importante capire che non si tratta di un percorso terapeutico, né di un servizio psicologico, ma di un vero e proprio metodo di allenamento alla valorizzazione delle potenzialità della persona.
Categorie di coaching: quali sono e per chi?
Esistono poi vari tipi di coaching che permettono alla metodologia di essere applicata in diversi ambiti. Infatti lo si sente nominare quasi sempre in abbinamento ad altri termini.
Esiste perfino una Norma UNI, la 11601:2015, che definisce le tipologie di Coaching più diffuse:
- Life Coaching: il cliente vi si affida per raggiungere un particolare obiettivo nella propria vita privata (adottare un regime alimentare e delle abitudini salutari, e/o abolirne di tossiche, ristrutturare casa, laurearsi, ecc.);
- Business Coaching: un professionista o imprenditore desidera avviare o reinventare il proprio business e chiede un supporto per migliorarsi dal punto di vista organizzativo, gestionale e negli aspetti del proprio carattere che possono incidere negativamente sul suo ruolo di leader;
- Executive Coaching: un dirigente d’azienda sceglie autonomamente di investire sulla propria crescita personale per migliorarsi nella leadership, ma generalmente è l’azienda stessa a retribuire il coach;
- Corporate Coaching: oggi molto diffuso nelle aziende particolarmente attente alla cura e alla crescita del capitale umano, che decidono quindi di investire su un percorso di coaching per un proprio dipendente, o collaboratore, per aiutarlo a sviluppare a pieno il suo potenziale, il che si ripercuoterà in ovvie conseguenze positive per l’intera azienda;
- Team Coaching: è sempre l’azienda a scegliere di investire sull’intervento di un coach, ma su un piccolo gruppo di persone (in genere da tre a sette): per esempio, per migliorare le loro dinamiche di gruppo, e/o sviluppare delle strategie sinergiche di lavoro;
- Career Coaching: si rivolge a chi desidera dare una svolta alla propria carriera, reinventarsi, o puntare alla scalata della gerarchia aziendale, facendosi affiancare da un coach in questo percorso;
- Sport Coaching: forse il più intuitivo, perché si ricollega all’ambito in cui comunemente si colloca un “allenatore”. Il coach sportivo aiuta il cliente, individuo o squadra, a migliorare la propria prestazione sportiva, tramite una preparazione sia atletica che mentale;
- Health Coaching: un percorso di cura del benessere fisico e mentale, attraverso uno stile di vita più sano e sostenibile, gestione delle fonti di stress, ecc.
- Parent Coaching: il coach aiuta i genitori a gestire il proprio ruolo e sviluppare le competenze necessarie atte a instaurare una relazione proficua e costruttiva con i figli; specie negli ultimi tempi questo si è rivelato uno strumento a cui molte famiglie ricorrono per avere un supporto utile e solido nell’affrontare le difficoltà a cui ci siamo trovati di fronte con la pandemia;
- Performance Coaching: l’attività di coaching si concentra nel generico obiettivo di migliorare le prestazioni in un determinato contesto;
- Targeted Coaching: insieme al cliente, il coach individua competenze specifiche da sviluppare;
- Teen Coaching: è un’attività che si concentra sulle particolari necessità e dinamiche dello sviluppo adolescenziale, aiutando il/la ragazzo/a a conoscere se stesso, le sue potenzialità e le sue aspirazioni per il futuro.
Come si evince da sopra, quindi, l’attività del coaching può identificare una vera e propria professione, tramite la quale, nell’esercizio di specifici ruoli e aree tematiche, si provvede ad allenare i coachee. Tuttavia, il coaching può essere introdotto anche come metodologia all’interno di particolari attività di figure o organizzazioni che, pur non configurandosi come coach, ne fanno uso appunto in modo propedeutico e funzionale a portare avanti percorsi complessi e strutturati in fasi e obiettivi.
La parola alle esperte: Stefania Pratissoli, Orientatrice e Selezionatrice e Stefania Cocorullo, Vice Direttrice di Ifoa, Coach & Counselor
In questo articolo abbiamo scelto di approfondire in particolare come può essere utilizzato il coaching all’interno dei percorsi di orientamento al lavoro, come ci racconterà Stefania Pratissoli, esperta Orientatrice e Selezionatrice di Ifoa. Dall’altro lato, con Stefania Cocorullo, Vice Direttrice di Ifoa, Coach & Counselor, vedremo il coaching come vero e proprio elemento chiave nelle dinamiche aziendali, ovvero come strumento di allenamento rivolto a dipendenti e collaboratori, per affinare particolari skill o puntare su specifici percorsi di crescita e miglioramento appunto per il capitale umano.
Stefania Pratissoli, tutti i giorni nel tuo lavoro hai a che fare con persone che decidono di mettersi o rimettersi in gioco, alla ricerca di un lavoro. In che modo il coaching può essere utilizzato come strumento di orientamento?
SP: “Il primo aspetto che vorrei evidenziare e che forse ci aiuta subito a inquadrare meglio il coaching, è il suo significato, “allenamento”. Nel coaching, il coach insegna dal punto di vista operativo al coachee come comportarsi nel proprio ambito di vita o professionale, per raggiungere un determinato obiettivo. È quindi qualcosa di molto concreto, volto unicamente a far venir fuori e migliorare le capacità di una persona, finalizzate a raggiungere uno scopo già ben chiaro e prefissato. Per questo motivo nei percorsi di orientamento al lavoro può essere utilizzato, ma non è la prima azione che viene intrapresa. Infatti, per definizione, chi necessita di un supporto orientativo per le proprie scelte di studio o professionali, non ha ancora ben chiaro l’obiettivo, pertanto non ha bisogno di un coach per allenarlo a qualcosa che ancora non conosce. Ha piuttosto bisogno di una persona che lo aiuti a riconoscere il proprio bagaglio attuale di competenze, le proprie caratteristiche che poi serviranno per stabilire dove voler arrivare, quindi inquadrare l’obiettivo”.
Chiarissimo, quindi è come se il coaching arrivasse in un secondo momento nel percorso di una persona che sta ancora cercando di capire cosa fare della propria vita professionale e a cosa ambire…
SP: “Esatto, prima di tutto dobbiamo accompagnare la persona nel definire chi è e cosa vuole, e qui invece uno strumento tipicamente utilizzato è il cosiddetto bilancio delle competenze, ma solo successivamente possiamo introdurre un coaching, ovvero un allenamento specifico e verticale per portare la persona a rafforzare particolari abilità che le serviranno per condurre con successo la propria “mission di ruolo”.”
Chiediamo allora a Stefania Cocorullo di spiegarci in particolare il concetto di coaching aziendale:
SC: “Il coaching aziendale è il percorso di guida e affiancamento delle persone in azienda verso lo sviluppo delle proprie capacità nella sfera lavorativa e nell’ambito del proprio ruolo. Chiaro che questi percorsi non sono mai disgiunti da un’analisi delle competenze comportamentali e personali. La nostra performance al lavoro è infatti comunque legata al divenire della nostra vita personale, alle situazioni che viviamo anche fuori da quel contesto. Tuttavia il focus del coaching aziendale è specificamente sulla crescita e il raggiungimento degli obiettivi personali nel contesto lavorativo”.
In azienda, come ben sappiamo, esiste però una gerarchia di ruoli. Come si possono approcciare le diverse figure attraverso il coaching?
SC: “Certo, a seconda del ruolo rivestito nella struttura aziendale, esistono diversi tipi di coaching. Ad esempio esiste il coaching per i leader, o neo nominati capi e capi intermedi, che li aiuta a raggiungere obiettivi di budget, gestione delle riunioni, fissazione degli obiettivi, team building, e li allena ad affinare capacità trasversali come ascolto, rapporti interpersonali, tendenze comportamentali proprie e altrui, gestione di obiezioni e negoziazioni. Spesso obiettivo di un percorso di coaching è sviluppare comportamenti efficaci e non disfunzionali, acquisire consapevolezza dei propri punti di forza, lavorare sulle aree di miglioramento che da soli già conosciamo, ma il coach ci aiuta a metterle in luce e affrontarle. Su un gruppo di persone questo diventa team coaching, un allenamento volto a migliorare le dinamiche di “squadra” ed aiutare i singoli a sviluppare relazioni interpersonali serene, fluide, costruttive; in sostanza ci si allena a ragionare secondo il concetto per cui il successo del singolo è il successo del gruppo e viceversa”.
Come si struttura concretamente un’attività di coaching in azienda?
SC: “Attraverso un percorso di coaching aziendale dall’approccio “concreto”, in un numero definito di incontri si fissano gli obiettivi del percorso, si analizzano i comportamenti e i fattori predominanti del carattere, si impara a riconoscere i propri comportamenti e le proprie reazioni, e a gestirle o addirittura a prevenirle, sviluppando strategie di interazione efficaci con capi, colleghi e collaboratori.
Nel percorso di coaching si possono utilizzare strumenti di analisi dei comportamenti, diari per la gestione e il controllo degli obiettivi e di come si utilizza il tempo, migliorando così le performance lavorative proprie e magari del gruppo di lavoro con cui interagire.
Ci sono diverse tipologie di coaching professionale anche solo per risolvere singoli problemi nella dinamica lavorativa: la gestione del tempo, la gestione dello stress, la creazioni di abitudini lavorative efficaci. In una organizzazione di lavoro – un organismo vivente e reattivo – può capitare che le persone chiave si sentano disorientate di fronte a problemi, scelta delle priorità, incomprensioni, conflitti, cambiamenti. In questi casi il coaching aziendale è una risposta valida e che in 5-6 incontri individuali può incidere sul problema portandolo in evidenza ed analizzando i comportamenti dei singoli di fronte al tema posto. Per questo Ifoa consiglia vari tipi di percorsi inerenti il coaching alle aziende che introducono innovazioni organizzative e cambiamenti”.
Certo, il tema è di indiscusso interesse e utilità per le aziende e chi le guida. Ma ancora una volta si tratta di “interventi” a scopo formativo, diciamo così, che impattano economicamente sul bilancio aziendale stesso. C’è un modo per alleggerire questo “peso”?
SC: “Ogni volta che parliamo di formazione, dobbiamo partire dalla convinzione che questa non è né un obbligo né un peso per l’azienda, ma deve essere vista come un valore, che migliora le persone e quindi arreca benessere e valore a tutta l’impresa. Non posso non riportare la frase di Aristofane che è uno dei mantra di Ifoa: Formare gli uomini non è come riempire un vaso. È come accendere un fuoco. Tuttavia, è importante sapere che ci sono vari strumenti per rendere questo fardello meno pesante dal punto di vista di chi deve far quadrare i bilanci. Per esempio con i fondi interprofessionali a cui molte aziende aderiscono, è possibile finanziarsi anche i percorsi di coaching, dettaglio assolutamente non trascurabile”.
Ultimo, ma non ultimo: fin qui abbiamo parlato del coaching dal punto di vista del coachee, quindi come percorso per allenarsi. Ma come si diventa coach?
SC: “Per diventare coach (aziendale, in questo caso) non è richiesta una specializzazione specifica nell’ambito universitario, ma sicuramente una specifica esperienza di lavoro in azienda e su temi correlati a comportamenti organizzativi e gestione del cambiamento. Sono quindi perfette lauree come psicologia, ma anche in economia, ingegneria gestionale, piuttosto che lauree umanistiche, purché seguite da un percorso di tipo specialistico, che preveda anche un affiancamento ad un coach esperto. Nell’offerta Ifoa, per esempio, si può far riferimento al Master in Management e Sviluppo del Personale”.

