PratiCARE la sicurezza. La violenza sul lavoro è un rischio da valutare

violenza sul lavoro

Oggi vogliamo soffermarci sulla violenza, un argomento scomodo che ricorre frequentemente nelle cronache della vita quotidiana e non risparmia, purtroppo, gli ambienti di lavoro.

Ancora una volta ci aiutano ad inquadrare la nostra riflessione i dati dell’Agenzia Europea per la sicurezza e salute sul lavoro (OSHA) che già nel 2012 evidenziavano come i lavoratori più esposti a episodi di violenza fossero quelli che svolgevano la propria attività nel settore dei servizi, in particolare nei comparti sanità, trasporti, commercio, ristorazione, finanza, istruzione. Il contatto con clienti/utenti/pazienti/ospiti/studenti espone al rischio di subire violenze, aggiungendosi a fonti interne all’organizzazione di appartenenza.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha definito la violenza sul lavoro come “Incidenti in cui il personale è abusato, minacciato o aggredito in circostanze relative al lavoro, con esplicite o implicite conseguenze su salute, sicurezza e benessere”. Episodi che incidono negativamente sia sulle vite delle persone che sulla produttività con esiti gravi per datori di lavoro, dipendenti e clienti.

L’OSHA ha schematizzato in un’infografica le prime conseguenze della violenza sul lavoro.

Per i lavoratori: paura, ansia, stress, problemi del sonno, stanchezza e depressione, stress post traumatico e le lesioni fisiche.

Per le aziende: aumento dell’assenteismo, calo della motivazione, produttività ridotta, deterioramento delle relazioni lavorative, crescita del turnover e difficoltà nel reclutamento di personale.

Il rischio zero di subire violenza sul lavoro, come per gli altri rischi, non esiste. Si tratta quindi di valutarlo seriamente e prevedere azioni di mitigazione e contrasto, delle aggressioni verbali (minacce), morali (bullismo), fisiche, sessuali.

Si evidenzia l’importanza del supporto allo staff da parte dei manager, sia nell’ascolto che nella gestione delle conseguenze degli episodi di violenza sul lavoro (concessione di periodi di recupero, supporto psicologico e consulenza specialistica) e nella definizione di politiche contro tale rischio (es. guardie di sicurezza, formazione specifica).

Quale formazione? Insegnare a riconoscere i comportamenti inaccettabili, a gestire le informazioni minacciose, per ostacolare ogni forma di escalation della violenza sul lavoro.

Diamo un’occhiata ai Dati dell’Agenzia Europea per farci un’ idea della situazione!

 

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