Come diventare un candidato ideale per le aziende? Scopriamo come fare un’analisi SWOT su di sé per fare personal branding ed essere il candidato che quell’azienda sta cercando.

swot
Con un’analisi SWOT partiamo dall’individuare i nostri punti di forza (Strenghts) e le nostre debolezze (Weaknesses), per intercettare le opportunità (Opportunities) e limitare le minacce (Threats). Così ci prepariamo ad essere il candidato ideale per l’offerta di lavoro che ci interessa.
Non esiste il candidato ideale per ogni azienda o, viceversa, tutti sono (o possono diventare) candidati ideali per l’azienda in cui lavorano o vorrebbero lavorare.

Ognuno di noi possiede delle peculiarità, dei punti di forza, delle opportunità che altri magari non hanno o non sanno comunicare bene all’esterno. Per diventare un candidato ideale per quell’azienda che sta facendo recruiting, non basta avere il profilo di studi o l’esperienza lavorativa richiesta, ma bisogna imparare, pur conoscendo i propri punti di debolezza e i limiti, ad esternare il più possibile gli aspetti vincenti della propria personalità. Solo così avremo successo nell’ intercettare le richieste delle aziende in linea col nostro profilo ed essere per queste la risposta ideale a ciò che cercano.

È indubbio come vi siano alcune qualità (non sono doti innate, ma anche atteggiamenti che si possono apprendere) molto apprezzate sul lavoro, sia dai dirigenti che dai colleghi, perché sono attitudini positive che migliorano se stessi e l’ambiente lavorativo circostante. Iniziamo quindi facendo un elenco delle 10 qualità o attitudini nel lavoro che rendono un candidato particolarmente appetibile agli occhi di un recruiter:

    1. Puntualità (di orari, di timeline, di scadenze progettuali)
    2. Precisione (nella realizzazione delle proprie mansioni)
    3. Organizzazione (di task e tempistiche)
    4. Empatia
    5. Professionalità
    6. Umanità
    7. Umiltà
    8. Coerenza (con gli impegni presi e le proprie responsabilità)
    9. Lealtà
    10. Sincerità.

A questo punto però viene naturale porsi la domanda: sulla base di questa classifica, sapremmo individuare i nostri punti di forza, le peculiarità del nostro profilo su cui puntare e quindi da far emergere quando ci candidiamo ad un annuncio di lavoro? Se infatti da un lato è facile capire se possediamo certe caratteristiche (per es. so riconoscere se sono puntuale per natura o meno), dall’altro, potrei non essere così sicuro di avere una buona capacità organizzativa (che non vuol dire il riuscire a fare una valigia per un viaggio in 4 ore, ma piuttosto saper selezionare e attribuire alle richieste del mio capo un valore di priorità su una scala da 1 a 5, che mi permetta poi di inserirle in un’agenda giornaliera).

Similarmente a quello che avviene quando un’azienda deve decidere se investire su un nuovo progetto, partendo dall’analisi delle sue potenzialità e dallo scenario dei rischi, anche chi deve cercare un lavoro e si prepara a candidarsi, dovrebbe iniziare dallo studiare il proprio profilo, evidenziando i propri punti di forza e le proprie debolezze. Ecco che ci può quindi venire in aiuto uno strumento concreto come la nota analisi SWOT.

L’Analisi SWOT è una matrice, costituita da quattro blocchi, che le aziende usano per capire chi sono, i propri punti di forza e quelli dei progetti su cui vogliono investire e definire poi gli orizzonti di azione, obiettivi, rischi da correre, opportunità. SWOT è infatti l’acronimo di:

    • Strenghts: punti di forza
    • Weaknesses: punti di debolezza
    • Opportunities: opportunità
    • Threats: minacce.

L’analisi SWOT, declinata su quanto detto sopra, potrebbe quindi tornare utile per lavorare alla promozione di sé, altrimenti detta Personal Branding o self branding. Il personal branding, che potrebbe essere letteralmente tradotto con creare il marchio di sé, è quel processo attraverso cui una persona definisce i propri punti di forza (carattere, conoscenze, competenze specifiche e trasversali, stile, abilità, ecc.) e che la contraddistinguono in modo univoco, creando così un proprio marchio personale, che comunica poi nel modo che reputa più efficace. L’obiettivo del personal branding è fondamentalmente un obiettivo di marketing, vale a dire che adotta le tecniche utilizzate dal Marketing per promuovere i prodotti commerciali e le adatta per la promozione dell’identità delle singole persone.

Si parte quindi da un’immagine chiara del brand (io) per poterla promuovere e “vendere” all’esterno, il che vale a dire: so chi sono, so quali sono i miei punti di forza e posso pubblicizzarli e promuoverli per convincere le aziende a scegliermi ed assumermi.

Potremmo immaginare quella che segue come l’analisi SWOT di una persona da un chiaro profilo analitico, razionale ed esecutivo rispetto ad uno creativo, proattivo, multitasking:

    • Punti di forza: puntualità sul lavoro, organizzazione e precisione, capacità analitiche
    • Punti di debolezza: poca creatività, poca proattività, visione a breve termine
    • Opportunità: scegliere progetti di lavoro con deadline da rispettare, che altri colleghi farebbero fatica ad eseguire, puntare su task analitici
    • Minacce: brainstorming, momento in cui bisogna essere creativi e proattivi; come risolvere questo problema?

L’analisi SWOT mi ha quindi aiutato in pochi passi a evidenziare le mie personali qualità, quelle su cui dovrò puntare nel cercare lavoro. Mi ha anche aiutato a capire se posso rispondere ad una determinata offerta di lavoro con probabilità di successo. Basterà infatti fare un primo match tra i requisiti richiesti – in genere ben specificati in una job offer – e ciò che è emerso dalla mia analisi SWOT.

Per tornare quindi al tema del nostro articolo, concludiamo dicendo che, essere il candidato perfetto per un annuncio di lavoro non basta per essere scelto. Dobbiamo saper “vendere” la nostra immagine, dobbiamo saper fare personal branding e oggi il personal branding è inevitabilmente legato al mondo digitale. È lì che, nel bene o nel male, ci costruiamo un’identità (digitale, appunto) che tutti possono vedere, come le aziende stesse, in primis.

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