Urbe Futura: quando le saracinesche si abbassano, cosa può fare una città per invertire la rotta?

In qualsiasi città viviate, è probabile che, guardandovi intorno, notiate sempre più saracinesche abbassate. Le nostre città stanno vivendo una trasformazione profonda che va ben oltre l’estetica dei centri storici: la desertificazione commerciale sta diventando uno degli effetti più visibili della transizione economica in atto. Secondo un recente studio di Confcommercio, dal 2012 al 2024 in Italia hanno chiuso oltre 140.000 negozi tra esercizi al dettaglio e ambulanti. Non si tratta di uno spostamento dai centri storici ai grandi centri commerciali, ma da una progressiva scomparsa di alcune di queste attività dal tessuto economico locale. Mentre il commercio di prossimità scompare, infatti, le imprese operanti prevalentemente online sono aumentate del +114,9%.
Senza interventi mirati, si stima che entro il 2035 potrebbe scomparire un negozio su quattro. Questo trend non riguarda solo numeri: ogni vetrina chiusa significa meno servizi di prossimità, meno relazioni quotidiane tra cittadini e imprese, meno attrattività per i residenti e chi visita il territorio. In altre parole, una città con meno negozi è una città che rischia di perdere coesione sociale, vitalità urbana e qualità della vita.
Urbe Futura: un modello per ripensare il commercio e rigenerare i quartieri
In questo contesto, Ifoa, in partnership con Confcommercio Padova (Ascom Servizi Padova), Università IUAV di Venezia, Eurema Lab, ENAIP Veneto e Unioncamere Veneto, ha presentato il progetto Urbe Futura, che prova a dare una risposta concreta e replicabile al problema della desertificazione commerciale e sociale sul territorio di Padova , e assolutamente trasferibile ad altre realtà.
Il progetto, che si inserisce nell’ambito dell’avviso regionale “Formazione continua – Competenze per il futuro” del Veneto, mira a costruire un modello di rigenerazione urbana attraverso un mix di formazione, innovazione, rete e sperimentazione. Nello specifico, sono previsti:
- Percorsi formativi di gruppo e consulenze individuali per imprese del commercio di vicinato;
- Laboratori e workshop su retail innovativo, cultura e servizi urbani;
- Una visita di studio ad Amsterdam sulle pratiche di innovazione urbana e commerciale;
- Spazi di co-progettazione e idee per rigenerare le aree commerciali;
- Supporto per digitalizzazione, strumenti “phygital” e soluzioni green per la logistica;
- Una borsa di ricerca con IUAV focalizzata su modelli replicabili di rigenerazione commerciale.
Un esempio replicabile
Quello che rende Urbe Futura interessante è, insieme all’azione formativa, la capacità di mettere in rete imprese, istituzioni, cultura e comunità in un’unica visione di rigenerazione urbana.
In un momento storico in cui molte città italiane affrontano un calo significativo di attività commerciali, progetti come Urbe Futura possono diventare laboratori di innovazione territoriale, che offrono strumenti concreti alle imprese e allo stesso tempo generano conoscenze e prassi replicabili in un’ottica ecosistemica.
Per IFOA, Urbe Futura è un passo avanti verso un tipo di formazione che produce impatto su comunità e territori, capace – come ha sottolineato la responsabile di Ifoa in Veneto Samantha Ballerini – di “portare metodo e conoscenza applicata dentro i processi reali della città, traducendo dati e buone pratiche in indicazioni operative e replicabili. È un progetto che ambisce a generare impatto misurabile e duraturo per le imprese e per il territorio.”
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