La Trasformazione Digitale sta imponendo al mercato di evolvere ad un passo di marcia serrato: le aziende devono aggiornarsi, sviluppare una presenza e un’attività strutturata sul web, e devono soprattutto dotarsi di figure professionali in grado di traghettarle nell’era dell’industria 4.0.
Gli incentivi europei previsti dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) si propongono infatti di investire più di 26,5 miliardi sulla digitalizzazione e innovazione del sistema produttivo, dando nuovo slancio alle PMI italiane che ad oggi risultano ancora indietro sul piano tecnologico nel contesto europeo.
Ma chi sono i professionisti del web più richiesti dal mondo del lavoro e come si possono acquisire le competenze necessarie per diventare “uno di loro”?
La chiave del successo in questo ambiente è la specializzazione. Guardando al futuro le competenze tecniche e di nicchia saranno fondamentali per emergere ed essere competitivi in un mercato del lavoro sempre più incentrato sul digitale.
Osservando come sta evolvendo il panorama economico e le necessità emergenti delle aziende, possiamo sicuramente individuare alcuni profili professionali fondamentali per l’innovazione digitale. Tra questi, il programmatore informatico, già oggi una delle figure professionali più richieste e contese in Italia.
Chi è e cosa fa il Programmatore informatico?
Per i non addetti ai lavori, possiamo descrivere il Programmatore come un vero e proprio architetto del digitale: scrivendo e testando le stringhe di codice, questi professionisti costruiscono le basi e i pilastri che reggono la realtà virtuale.
Le competenze dei programmatore devono avere delle fondamenta consolidate di informatica: una specializzazione verticale in un determinato ambito rende competitivi, ma non prescinde una seria preparazione di base, che definisce il professionista a tutto tondo. Infatti, tutti i programmatori informatici hanno conoscenze tecniche di diversi hardware, software e pacchetti applicativi, hanno un buon livello di inglese (lingua franca nel campo digitale), e padroneggiano abilmente uno o più linguaggi di programmazione. È proprio quest’ultimo, in genere, a definire la specializzazione di questa figura professionale (Java, JavaScritp, Python, SQL). Queste conoscenze possono essere spendibili in differenti ambiti: sviluppatori di siti web, app mobile o addirittura videogiochi. Ovviamente, ognuna di queste attività richiede di integrare ulteriori competenze tecniche, ma il bello del digitale è proprio questo suo aspetto trasversale e dinamico.
Alle competenze digitali, un programmatore deve affiancare anche un set di soft skills caratterizzanti: il suo lavoro consiste nello scrivere codici, che vanno testati e verificati, e spesso presentano problemi in itinere. Un’attitudine al problem solving, a valutare in modo analitico le criticità per trovare la soluzione più efficace ed efficiente (in termini di tempo e risorse aziendali) e la capacità di progettare il proprio flusso di lavoro, sono caratteristiche che fanno la differenza tra il programmatore per passione e il professionista che lavora in azienda.
Come si diventa programmatori?
Una domanda che fa spesso chi, partendo da un interesse personale, vuole intraprendere una carriera in questo settore è: “serve una laurea per diventare programmatori informatici” Una laurea può essere utile, ma non è necessaria. Competenze digitali tecniche come quelle del Programmatore informatico richiedono una preparazione pratica e teorica di alto livello, che può essere acquisita anche attraverso corsi di formazione professionale e specializzanti che abbiano un approccio orientato al lavoro e aggiornati sulle continue evoluzioni del mercato e della tecnologia.
Esistono molti corsi come questi, con diversi livelli di approfondimento, molti nati proprio per colmare quel gap tra la domanda delle aziende di profili ICT e l’effettiva disponibilità in Italia di tali figure. Ecco perché esistono anche progetti come Competence Hub for Digital Innovation, progetto ideato da ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro) e gestito da Ifoa, che mira proprio a rendere accessibile questo tipo di formazione ai giovani programmatori informatici in cerca della propria strada nel mondo del lavoro.

