Quali possibilità hanno i giovani imprenditori di ottenere le risorse necessarie per avviare una propria attività? Cosa fare quando si ha un’idea vincente, ma mancano i fondi per realizzarla?
Il sistema bancario, infatti, è sempre meno accessibile alle PMI e alle Start Up, cioè a tutte quelle attività che non hanno alle spalle una storia e una solidità finanziaria che mettano le banche nella posizione di concedere credito.
Le banche devono infatti rispettare una serie di norme stringenti, stabilite a livello Europeo, che identificano le aziende “sane”: un insieme di parametri che rende molto difficile ai giovani imprenditori l’accesso ad un’assistenza creditizia adeguata al loro fabbisogno finanziario.
Come finanziare, allora, il proprio progetto quando si è giovani, pieni di iniziativa, ma si appartiene alla categoria dei soggetti “non-bancabili”? Quali forme di finanziamento sono accessibili ai neo imprenditori?
Oggi, anche grazie a internet, ai social network e alle nuove tecnologie, esistono diversi strumenti finanziari innovativi che permettono alle aziende di accedere a capitali di rischio, necessari alle prospettive di crescita dell’impresa.
Sergio Manini e Alberto Rainieri, entrambi docenti presso Ifoa ed esperti del settore economico e finanziario, hanno scelto di raccogliere in un unico e agile volume le loro conoscenze in merito. Forme di finanziamento alternative al sistema bancario fornisce una panoramica, completa e alla portata di tutti, degli strumenti finanziari innovativi a disposizione dei giovani imprenditori. I due autori guidano il lettore attraverso i termini tecnici del settore, spiegando cosa è il Microcredito, chiarendo la differenza tra PMI innovativa e Start up, indicando quali sono i soggetti che possono beneficiare di determinate forme di assistenza creditizia.
Il libro fornisce un approfondimento sul programma Garanzia Giovani e sui finanziamenti europei stanziati per contrastare la disoccupazione giovanile: fondi come selfiemployment, espressamente destinati al sostegno di progetti imprenditoriali realizzati da NEET (Not in Education, Employement or Training). Oltre alle politiche attive finalizzate all’implementazione di percorsi di orientamento al lavoro e formazione dei giovani imprenditori, i due autori indagano forme di finanziamento alternative come il Crowdfunding, strettamente legato all’introduzione delle dinamiche social, ma spiegano anche il ruolo di figure strategiche come i business angels, nonché le possibilità legate all’emissione di mini-bond e al ricorso ai fondi di private equity.
Abbiamo chiesto ai docenti di rispondere a qualche domanda, per accompagnarci alla scoperta dei contenuti raccolti nella loro recente pubblicazione.
Partiamo da Alberto Rainieri, docente di marketing ed economia aziendale.
Chi sono i “soggetti non-bancabili” e a quali forme di finanziamento possono accedere?
R: I “soggetti non-bancabili” sono coloro che, a vario titolo, non hanno “merito creditizio” per rivolgersi al sistema bancario. Tali soggetti hanno incontrato alcune difficoltà nel loro percorso professionale, come iniziative non andate a buon fine, qualche rata di prestiti non regolarmente pagata, oppure hanno idee da sviluppare ma non trovano un adeguato appoggio, soprattutto in termini finanziari. Tra questi rientrano anche i NEET, giovani che desidererebbero reinserirsi nel mondo del lavoro, ma a cui manca momentaneamente la “scintilla” che gli consentirebbe di passare dalle “parole ai fatti”.
Per i “soggetti non bancabili” il nostro sistema politico, viste le dimensioni del fenomeno, ha messo in campo alcune opportunità in termini di forme di finanziamento alternative che vanno dal Microcredito, al Selfiemployment, a Nuove imprese a tasso zero. Tali risorse sono a disposizione di coloro che vogliono realmente sviluppare, da soli o con altri soggetti, iniziative di varia natura, a patto che abbiano le idee chiare, una visione prospettica e abbiano valutato la reale fattibilità delle loro idee e dei loro progetti.
Nel libro si parla di Garanzia Giovani in quanto programma di sostegno all’occupazione e all’imprenditoria giovanile. In che modo un NEET può aver accesso ai finanziamenti europei stanziati nell’ambito di questo progetto per avviare la propria attività?
R: Come è noto l’U.E. ha stanziato da tempo risorse economiche per finanziare i Paesi membri che, come l’Italia, registrano tassi di disoccupazione giovanile al di sopra del 25%. Il nostro governo ha dato vita al programma Garanzia Giovani prendendo atto che le richieste di finanziamento destinate a sostenere un’idea, un progetto o un’attività anche di piccole dimensioni, non troverebbero nel sistema bancario alcun supporto, a causa delle stringenti regole che lo condizionano. Questo canale consente ai giovani imprenditori di accedere ad una serie di opportunità e incentivi semplicemente iscrivendosi al portale dedicato, anche tramite Ifoa, che ha costituito al suo interno uno sportello abilitato ad erogare questo servizio.
Che differenza c’è tra Selfiemployment e Nuove imprese a tasso zero?
R: Il Selfiemployment si rivolge prevalentemente ai NEET, giovani che per diverse circostanze personali non studiano, non frequentano corsi di formazione o non lavorano. Questo strumento dà loro la possibilità di reinserirsi in modo propositivo e attivo nel mondo del lavoro e dell’istruzione ad esso finalizzata.
Invece, Nuove imprese a tasso zero, è dedicata ai giovani fino ai 35 anni che abbiano già un progetto concreto in essere o che stiano costituendo una società, eventualmente supportata da uno studio di fattibilità. I settori d’intervento (industria, artigianato, turismo, valorizzazione patrimonio artistico, ecc.) e le tipologie d’investimento supportate (attrezzature, macchinari, impianti, ecc.) sono molteplici. Le cifre messe a disposizione dei giovani imprenditori possono arrivare fino alla soglia massima di 1.500.000 €. Il finanziamento copre il 75% dell’importo ammesso e il restante 25% deve essere fornito dall’azienda in via di costituzione.
Diamo ora la parola Sergio Manini, da anni impegnato nella formazione riguardante argomenti inerenti al commercio estero e a i rapporti banca-impresa.
Particolarmente interessanti sono le forme di finanziamento innovative descritte nel volume, ci può spiegare in cosa consiste il Crowdfunding e perché si definisce una “raccolta fondi dal basso”? Quali sono le piattaforme dedicate e il tipo di business più indicato a ottenere finanziamenti tramite questa modalità?
M: La definizione “raccolta fondi dal basso” rappresenta lo spirito del Crowdfunding, che nasce con lo scopo di reperire risorse finanziarie per progetti dedicati alle charity, all’arte, ai beni culturali e alla ricerca scientifica. I sostenitori di queste iniziative, detti friends and fools, possono finanziare, anche con risorse di modesto ammontare, progetti di cui apprezzano i valori e nei quali si identificano. In poco tempo, grazie anche allo sviluppo tecnologico e del web, sono nate diverse piattaforme dedicate al Crowdfunding, tra cui derev.com, eppela.com, ideaginger.it e mamacrowd.com, che hanno consentito ai promotori di raccogliere cifre spesso superiori a quanto atteso. Questo successo nel privato e nel sociale è stato la chiave di volta che ha portato il Crowdfunding all’attenzione anche del mondo imprenditoriale come forma di finanziamento alternativa.
Come si inseriscono in questo contesto i business angels e che cos’è l’IBAN (Italian Business Angels Network)?
M: I business angels solitamente sono professionisti che vantano esperienze lavorative di altissimo livello, che gli hanno consentito di sviluppare quella sensibilità che permette loro di “fiutare” le iniziative emergenti destinate ad avere successo. Dispongono anche di capitali personali che mettono a disposizione di queste iniziative, dopo averne analizzato nei dettagli le prospettive di crescita e i rischi che dovranno assumersi finanziandole. In cambio, possono ricoprire ruoli di semplici soci o, come spesso succede, ruoli di responsabilità e/o di gestione. Il fenomeno dei business angels, inizialmente nato e sviluppatosi nelle aree industriali del nord, si è diffuso in tutta Italia, dando vita all’IBAN, network che consente di mettere in contatto i business angels con i singoli imprenditori alla ricerca di capitali.
Infine, che cosa si intende per private equity? Mentre per venture capital?
M: Ci muoviamo in un contesto di imprese strutturate che necessitano di ulteriori risorse finanziarie destinate al loro sviluppo: sono capitali di rischio la cui remunerazione dipende dalla capacità della società di generare utili in futuro. I fondi che investono in queste aziende hanno un orizzonte temporale di 4/5 anni, arco di tempo giudicato sufficiente per raggiungere gli obbiettivi che l’impresa si è prefissata nel medio periodo. Gli operatori di private equity sono disponibili a fornire anche l’esperienza manageriale acquisita nel corso della loro carriera professionale per migliorare i rapporti con il sistema bancario che, non dimentichiamoci, svolge sempre un ruolo importante nel rapporto con le aziende.
Nel venture capital, che è una tipologia di private equity, i capitali sono rivolti ad aziende che hanno già consolidato la loro posizione nel mercato di riferimento e necessitato di ulteriori risorse finanziarie per svilupparsi e consolidarsi a livello europeo e internazionale. La partecipazione diretta nell’attività d’impresa di manager e/o di responsabili del fondo di venture capital è una condizione necessaria per garantire nel tempo il successo dell’iniziativa.
Ringraziamo i nostri docenti e autori per aver condiviso con noi la loro esperienza. Per chi fosse interessato ad ulteriori approfondimenti su queste tematiche, consigliamo di consultare il loro testo e i loro profili Linkedin:
Per scoprire tutte le opportunità offerte dal programma Garanzia Giovani e i corsi attivi nelle varie regioni, Ifoa invita a visitare la pagina dedicata al progetto.

