In cosa consisteva il tuo project work? La pandemia come ha inciso sullo svolgimento del tuo progetto finale?
La pandemia è stata ed è un terribile disastro, questo è innegabile. Ma mentirei se dicessi che non ha portato nuove opportunità dal mio personalissimo punto di vista. L’ultimo capitolo di DataLab, quello del project-work, si è svolto in remoto durante il lockdown di marzo; dovevamo progettare un’Intelligenza Artificiale di Computer Vision per contrastare il diffondersi del Coronavirus.
La IA legata alle videocamere doveva segnalare la presenza di assembramenti e se la gente indossasse la mascherina. Oltre agli aspetti tecnici andava costruito tutto l’impianto comunicativo: loghi, brochure e altro, di cui mi sono occupato personalmente, rispolverando le conoscenze dei programmi di grafica. A distanza di mesi, con alcuni di questi ragazzi potrebbe nascere un progetto di Computer Vision dalla costola di questa attività, nel caso vi terrò aggiornati. Per ora però non voglio svelarvi nulla di più, preferisco lasciare che cresca in sordina, sperando che diventi qualcosa di interessante in futuro.
Sei riuscito a mettere in campo quanto appreso durante il corso?
Decisamente sì. Oltre alle hard skills che si possono imparare nei corsi e che sono fondamentali al giorno d’oggi (e professionalmente molto richieste), vi è proprio un approccio mentale verso l’oggettività delle cose. Anche se può sembrare meccanico o asettico come ragionamento, saper interpretare correttamente i dati ti dà la sicurezza di argomentare facendo affermazioni corrette, veritiere. È un approccio scientifico, certo, ma non per questo secondario nell’ambito della comunicazione.
Grazie a DataLab, e al networking fatto con i relatori dei corsi, ho avuto la possibilità di lavorare per Energyway (celebre azienda nel settore della Data Science, ora Ammagamma), dove mi occupavo di progetti educativi nelle scuole medie. Per me è stata un’esperienza bellissima, mi ha permesso di condividere la mia passione per il web e i suoi meccanismi con i ragazzi, aiutandoli ad acquisire una maggiore consapevolezza della loro presenza online. Da questo punto di vista, sapere quale peso abbiano i Big Data nella lettura del mondo virtuale è stato fondamentale.
Saltuariamente porto ancora avanti un personalissimo blog di DataJournalism, che si chiama DataPie dove faccio da analisi dati e allego grafici in modo decisamente spensierato (analisi serie, ma con il tono di Vice), un canale dove ho potuto riunire le mie passioni: i dati e la comunicazione.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Per ora mi concentrerò sui progetti correnti, il blog e il work in progress di cui accennavo prima. Tuttavia, in questo periodo assurdo, voglio rivalutare il mio tempo libero e coltivare gli affetti che contano nella mia vita.
Sei soddisfatto del corso che hai frequentato? Cosa ti ha lasciato? Pensi che quanto appreso possa esserti utile per la tua vita lavorativa futura?
Sì, assolutamente. Consiglio di iscriversi anche a chi abbia solo voglia di approfondire il tema. In ogni caso avrà imparato qualche nozione che prima o poi gli tornerà utile.
Per coloro che vogliono approfondire le tecniche di coding, c’è assolutamente spazio per apprendere anche tecniche avanzate di machine learning, data analysis e IOT.
Per quelli che invece vogliono intraprendere una delle tante professioni attinenti al mondo dei dati, consiglio di dimostrarsi curiosi e magari fermarsi a fare qualche chiacchiera in più con i relatori. Questo mi ha portato a fare un lavoro bellissimo e gratificante: l’esperienza fatta con EnergyWay nelle scuole. E come ultima cosa: sì, c’è spazio anche per gli umanisti.