L’Università di Oxford insieme a Pearson, Nesta e ManpowerGroup, ha ideato nel 2017 un modello predittivo che mira a costruire una previsione di quella che sarà la domanda di professioni e competenze in Italia fino al 2030.
Algoritmi di machine learning e modelli predittivi sono stati messi in campo per comprendere le opportunità di crescita professionale e i percorsi di formazione necessari per l’ingresso nel mercato del lavoro del prossimo futuro.
L’obiettivo del modello è molteplice:
- individuare le competenze e le professioni maggiormente richieste dal mercato entro il 2030;
- identificare le azioni e gli strumenti necessari per contrastare i fenomeni del mismatch (disallineamento) tra gli esiti dei percorsi formativi e i requisiti di occupabilità;
- fornire indicazioni per l’orientamento occupazionale.
“Abbiamo delle tendenze, non delle certezze”. Con questa dichiarazione Salvatore Giametta, Psicologo del lavoro e delle organizzazioni e Progettista formazione Politiche attive del lavoro di Ifoa, ha aperto il suo intervento alla Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Verona, tenutosi a novembre 2022, per dare una risposta a quelle che saranno le professioni del futuro e una spiegazione del cambiamento che sta avvenendo nel mercato del lavoro. S. Giametta prosegue: “Da oltre 10 anni, come riportano i dati Excelsior, strumento di misura del Ministero del Lavoro, le figure professionali che le aziende ricercano sono principalmente operai specializzati, operai di macchinari (fissi e mobili), conduttori d’impianti e professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi. Negli ultimi tempi, a queste figure si sono aggiunte le professioni legate al mondo tecnologico.”
Lo scenario che si preannuncia presenta una crescita positiva per alcuni professioni legate alla tecnologia, istruzione, formazione e comunicazione, mentre altre professioni saranno destinate a un progressivo declino, come addetti all’inserimento dati, segretari amministrativi ed esecutivi, dipendenti dei reparti contabilità e delle risorse umane: non saranno le mansioni a venir meno, ma piuttosto cambierà il modo in cui verranno svolte. Questo significa che alcune professioni tenderanno a scomparire, ma le conoscenze pregresse verranno innestate nelle nuove professioni con un parallelo sviluppo tecnologico.
Un esempio su tutti è quello del Progettista di visite turistiche ed eventi culturali virtuali: le due professioni originarie sono l’Agente di viaggio e l’Organizzatore di fiere; le competenze intorno alle quali avviene il processo di fusione sono le conoscenze di Informatica/Elettronica e di Comunicazione che hanno messo in luce la necessità di ideare nuove modalità di fruizione del servizio (l’idea nasce dal progressivo invecchiamento della popolazione che renderà più difficile lo spostamento fisico delle persone, ma anche dalla necessità di rendere fruibile l’esperienza anche da chi è fisicamente e/o economicamente distante).
Il cambiamento del mercato del lavoro procede a una velocità tale che – tra soli 3 anni a livello globale – nasceranno 133 milioni di nuove occupazioni.
Tutto questo cosa significa?
- Entro il 2025, il 50% dei lavoratori avrà bisogno di reskilling, ovvero sviluppare nuove competenze in quanto quelle in loro possesso saranno considerate obsolete;
- Entro il 2030, in UE un si registrerà un -18% delle attività fisiche, ma un aumento del +39% delle attività STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica);
- Entro il 2030 il 60% dei lavori del futuro è ancora da inventare.
Una conseguenza dell’evoluzione tecnologica che ci ha investito è stata l’esigenza da parte delle aziende di richiedere profili altamente specializzati e, ora più che mai, la formazione e il costante aggiornamento dei lavoratori è un valore aggiunto fondamentale in qualsiasi settore. La formazione e l’istruzione dovranno essere parte di un piano d’investimento per erogare le competenze e le abilità necessarie per formare figure qualificate.
Tra le abilità personali e relazionali che saranno maggiormente richieste ritroviamo la capacità di lavorare in team, propensione all’autonomia, proattività per l’apprendimento permanente, capacità e adattabilità al cambiamento (le cosiddette soft skills). Per quanto riguarda invece le competenze più tecniche (hard skills) ritroviamo la capacità di interagire e utilizzare computer e Smart Machine, la gestione di nuovi applicativi a supporto di processi di produzione, gestione della comunicazione tra macchine e la sicurezza informatica.
In questo primo quinquennio (20-25) la parte del leone la stanno giocando i cosiddetti Green Jobs ovvero quei lavori che permetteranno alla società di salvaguardare l’ambiente per garantire un futuro sostenibile: esperto in gestione dell’energia, energy manager, sustainability manager e ingegnere ambientale sono solo alcune delle nuove professioni che stanno emergendo nel mercato.
Anche il mondo del digital, rivolge il suo sguardo verso figure come ingegnere robotico, cloud architect, ingegnere dei dati e consulente data management. Un esempio di una futura professione è il tecnico delle macchine a guida autonoma, che richiederà una figura professionale con competenze meccaniche sia informatiche.
La vera sfida sta proprio nel dare vita a progetti di formazione che rispondano all’esigenza di queste figure ibride (decade il concetto di formazione verticale su una professione) e che consentano sia l’acquisizione delle competenze sia la riconoscibilità della competenza stessa, in quando non misurabili e difficili da comprendere. Il cambiamento del lavoro nei prossimi anni sarà epocale, così come il cambiamento del sistema di orientamento e formazione non potrà essere da meno.
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