Cominciamo col ripassare il concetto di stress lavoro-correlato (o stress di origine lavorativa). Secondo l’Accordo Europeo sullo stress lavoro correlato del 2004, lo stress è “una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro. Lo stress lavoro-correlato pertanto può interessare potenzialmente ogni luogo di lavoro e ogni lavoratore in quanto causato da aspetti diversi strettamente connessi con l’organizzazione e l’ambiente di lavoro” (fonte www.inail.it).
Vi sembra strano che lo stress sia la concausa di molti infortuni?
Eppure basta fermarsi a riflettere un attimo, per rendersi conto che ogni volta in cui siamo stressati tendiamo a commettere più errori, siamo meno in grado di percepire correttamente la realtà e non prestiamo la dovuta attenzione a ciò che accade intorno a noi. Alcuni esempi di condizioni di lavoro che comportano un rischio da stress lavorativo sono:
- richieste contrastanti
- mancanza di chiarezza sui ruoli
- scarso coinvolgimento di lavoratrici e lavoratori nei processi decisionali che le/li riguardano
- gestione inadeguata dei cambiamenti organizzativi
- precarietà del lavoro
- comunicazione inefficace
- molestie e violenza.
Lo stress lavoro-correlato può portare ad una vera e propria malattia, che prende il nome di sindrome del BurnOut. Il burnout è generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi in tutte quelle professioni con implicazioni relazionali molto accentuate. Il termine, apparso per la prima volta negli Stati Uniti negli anni ’30, nel mondo dello sport, è stato poi ripreso da una psichiatra americana negli anni ’70, C. Maslach, la quale ha utilizzato questo termine per definire una sindrome i cui sintomi evidenziano una patologia comportamentale a carico di tutte le professioni ad elevata implicazione relazionale. Oggi la sindrome del BurnOut è sempre di più collegata (e allargata) alle professioni dei paesi occidentali a tecnologia avanzata.
Non è quindi difficile comprendere che dovrebbe essere primario interesse di ogni azienda favorire un buon livello di benessere organizzativo al proprio interno.
Ci piace riportare l’esperienza di un’azienda, la MOSS srl, che ha ricevuto una menzione speciale nel Premio Nazionale Imprese per la Sicurezza (Confindustria e INAIL, 2014), tramite la testimonianza del suo titolare Andrea Fantozzi. Fantozzi ci spiega le ragioni per cui ha scelto di non fermarsi ad una semplice valutazione preliminare del rischio da stress lavoro-correlato, ma ha voluto realizzare un’indagine più approfondita: “Capire i fattori di rischio ci consente di programmare idonee azioni di miglioramento. Questo per noi è un valore, perché in un ambiente di lavoro sicuro e salutare è molto più semplice lavorare bene e trovare tutti quanti maggiore soddisfazione”.
Non un semplice obbligo di legge, quindi, un investimento mirato a obiettivi di efficienza per il benessere dei lavoratori, efficacia e qualità delle prestazioni lavorative, al fine di ridurre i costi aziendali.
di Federico Ricci
Psicologo del lavoro e della comunicazione UNIMORE
docente IFOA
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