Cosa sono i Big Data, a cosa servono e come stanno cambiando il nostro mondo?

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Cerchiamo di conoscere la figura del data scientist, colui che i big data li interroga e analizza. Vediamo alcune delle loro concrete applicazioni negli ultimi tempi, riscoprendo la Regione Emilia Romagna come vera e propria data valley.

Per effetto della digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica (primo fra tutti l’IOT – Internet of Things, ovvero la connessione degli oggetti) sono disponibili quantità di dati sempre più voluminosi che possono essere processati grazie ad algoritmi, sempre più sofisticati.

Si parla in questi casi di Big Data, ovvero dati caratterizzati dalle cosiddette 5V (volume, variety, veracity, velocity, value), che possono produrre – se interrogati in modo corretto e accurato – analisi quantitative e qualitative di gran valore a supporto dei decisori in svariati campi (ricerca, business, politiche pubbliche, servizi a valore aggiunto). I big data, oltre a rendere possibili nuove opportunità e soluzioni, permettono di anticipare fenomeni futuri e contribuire addirittura a definirli e generarli (si pensi alle proiezioni sui cambiamenti climatici o sulla crescita demografica…), per non parlare del più “facile” impatto sul business.

Il fenomeno ha una portata sistemica e richiede un approccio multidisciplinare. Il data scientist deve possedere una solida formazione in ambito statistico e informatico, ma da solo non riuscirà a trarre valore da complessi dataset settoriali. Ad esempio, per interrogare dataset sui mutamenti climatici, creando algoritmi qualitativamente rilevanti, occorrerà avere nel team di lavoro anche un esperto di fenomeni climatici. E se si vorrà approfondire l’impatto del clima sulla salute o sull’agricoltura in modo approfondito sarà utile, ad un certo punto dell’indagine, coinvolgere esperti di medicina o di agronomia. In definitiva, il nuovo settore rappresenta una sfida a rinnovare le competenze di tutti i profili professionali e acquisire, ognuno per il proprio ruolo e la propria specializzazione, delle conoscenze e abilità di base in questo campo disciplinare.

Questi intrecci multidisciplinari ed i risultati sono già sotto i nostri occhi: la domotica, la smart mobility, chatbot e voicebot, o si pensi alla sanità ed all’impiego di tecnologie HPC (High Performance Computing) nell’attuale ricerca contro il Covid-19, che rende possibile l’analisi di enormi dataset su vari argomenti (biochimica, bioinformatica, bio-simulazioni, analisi epidemiologiche…) in tempi ridotti rispetto al passato (per approfondire l’argomento clicca qui).

La valorizzazione dei Big Data passa dallo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, dal machine learning fino al deep learning, ovvero la programmazione delle macchine in modo che leggano i dati come farebbe un cervello umano (compresa la capacità di autoapprendimento continuo), ma con una potenza computazionale esponenzialmente maggiore. Si parla di reti neurali artificiali, in grado di riconoscere ed elaborare immagini, suoni, testi in modo sempre più simile a come farebbe un cervello biologico.

Per approfondire la conoscenza di questi argomenti, dal deep learning alle tecnologie che rendono possibile l’analisi dei Big data, esistono vari percorsi di formazione con diversi gradi di specializzazione e approfondimento.

La Regione Emilia Romagna ha finanziato progetti formativi rivolti a neolaureati di ogni ambito disciplinare, proprio per favorire lo sviluppo di competenze nella Regione che è ormai definita data valley, per la presenza del 70% della capacità di calcolo nazionale. Il progetto Big Data Lab è stato realizzato con lo scopo di ampliare le conoscenze che permettano alle persone con alto livello di istruzione in ogni area disciplinare di divenire soggetti capaci di dare senso, di creare nessi logici, elaborare giudizi di sintesi e trasformare i dati in informazioni ad alto valore aggiunto e diffonderlo all’interno delle organizzazioni in cui lavoreranno e vivranno.

Scopri i prossimi corsi in partenza del progetto Big Data Lab: